Non è una questione privata

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

db_rosso

“…Alcune case erano state demolite. Le facciate di altre ridipinte, in ocra e rosa, con persiane verdi e blu, all’italiana. Di rue des Pistoles, probabilmente una delle più strette, rimaneva solo una metà, il lato pari. L’altro era stato raso a suolo, così come le case di rue Rodillat. Al loro posto, un parcheggio…” (Jean Claude Izzo)

Milano è una cicatrice continua di bar che hanno sostituito librerie, di appartamenti di lusso che hanno rimpiazzato luoghi di aggregazione, di bingo sorti al posto di spazi culturali storici, di ristoranti al posto di centri sociali.
Uno di questi, un ristorante con tanto chef stellato, ha pure pensato di tenere il nome del vecchio spazio. Bulk.
Quattro lettere che per un pugno di ragazzi (giovani? Esagerati? Sfrontati?) per qualche anno ha significato quasi tutto quello che avevano e che davano: lotta, amore, sacrifici, amicizia, progetti, cose che si imparavano dalla vita, botte, musica, altre lotte, altro amore, altri amici.
Ora, cercando di rimanere sereno e posato, anche se mi sento un filo preso per il culo, vorrei domandare solo: ma come cazzo vi permettete?
Noi magari avremo perso. Guardandoci indietro non possiamo certo dire che in questa città ci siano più diritti, più cultura, meno squilibrio sociale. Ma cazzo, almeno siamo caduti in piedi, con una dignità; tanti di noi trovano ancora il modo di usare parte della propria vita per gli altri, per cercare di vivere in un posto un po’ più giusto. C’è pure qualche pazzo che fa ancora i massaggi cardiaci ad alcune vecchie nostre idee!
Ce ne siamo andati in giro per anni, camminando al centro della strada, con quella casa dietro che ci permetteva di andare in giro per il mondo, orgogliosi di quello che eravamo, col cuore gonfio e le antenne alzate, prendendoci quello di cui avevamo bisogno e cercando di ridare tutto indietro.
Non abbiamo portato a casa quasi niente e sinceramente non siamo neanche riusciti a riportare a casa tutti. Perché quando si giocano i sogni sull’orlo del baratro non è sempre detto che vada tutto bene.
Quando dici Bulk, qualcosa sale dentro ancora forte. Anche se le nostre belle facce non stanno più tutte nella stessa stanza non significa che non siano più in giro per la città.
Ho detto prima che abbiamo perso. Ma forse vorrei chiedere a Mr.Bulk se pensa di aver vinto sbeffeggiandoci così. Piantando una bandierina su un cumulo di macerie.
Quasi quasi vado a chiederglielo di persona, bevendoci su tra vecchi amici e brindando ai tempi andati. Tanto immagino che con tutte quelle che abbiamo visto il primo giro è offerto dalla casa, no?

E…no, non è una questione privata.

Johnny Bulk

 

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