Da via Aldini al primo gradino del podio: Black Panthers verso un futuro di diritti e dignità


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1 a 0: le Black Panthers, la squadra di calcio nata nel centro di accoglienza di via Aldini, ha vinto il XIX torneo Olinda delle associazioni, dei centri sociali e delle comunità straniere.

16 squadre iscritte, un percorso di vittorie e una finale contro l’A.S. Salah impegnativa e combattuta, vinta negli ultimi minuti, col Ramadan a farsi sentire, soprattutto nel secondo tempo, e tanta voglia di vincere e portare alla ribalta un progetto che chiede diritti e dignità per i richiedenti asilo ospitati nel centro di accoglienza di via Aldini.

Pubblichiamo sotto il testo che la squadra ha diffuso dopo la vittoria, e… Grazie Panthers!

Il video della premiazione

Il fischio finale

La festa

Black Panthers: la squadra di calcio di richiedenti asilo vince il suo primo torneo cittadino.

Oggi dopo un torneo combattutissimo durato più di due mesi siamo riusciti a vincere la finale contro la squadra di calcio A.S. Salah. Fino ad ora abbiamo sempre giocato amichevoli o tornei che non duravano più di un giorno, quello concluso oggi era il primo che si può considerare di un certo livello.

La vittoria di oggi, nonostante il ramadan, è il risultato di mesi di duro allenamento, di determinazione e soprattutto di gioco di squadra.

La vittoria di oggi la dobbiamo soprattutto al nostro Coach, Mamadi Camara, che ha permesso di tenere insieme tutti i pezzi, di farci migliorare in campo e soprattutto di dare fiducia a ognuno di noi.

Ci piacerebbe però, partendo dalla partita di oggi, ricostruire quello che è stato il nostro progetto sportivo fin dall’inizio, perchè la nostra squadra di calcio non è una squadra qualunque. Condividiamo determinati valori e crediamo e lottiamo per costruire un futuro migliore per i migranti, non solo sul campo da calcio ma anche quotidianamente per strada e in piazza, manifestando e chiedendo a gran voce una vita dignitosa per tutti e tutte.

Era il dicembre 2015 quando un gruppo di attivisti dei centri sociali Lambretta e Zam hanno incontrato per la prima volta gli atleti di quella che è diventata una della squadre di calcio popolare più temute in città, le Black Panthers. Da allora tra allenamenti, amichevoli, cene di gruppo, feste e manifestazioni abbiamo tessuto relazioni umane che sono andare ben oltre la semplice squadra, includendo non solo gli atleti ma anche tutti coloro che vivono nello stesso centro, tifoseria incallita e compagni di lotta. A partire dalla squadra siamo riusciti a tirare un calcio all’isolamento e allo stato semidententivo che vivono i richiedenti asilo nei centri di accoglienza, posti che per certi versi non consideriamo troppo differenti da una prigione.

Quando le barriere linguistiche limitano i modi di comunicare, lo sport diventa un ottimo mezzo per costruire legami e imparare a conoscersi. A volte sono gli strumenti più impensabili a gettare le basi di progetti che con il tempo riescono a dimostrarsi vincenti, questa volta è stato il calcio. Perchè se ora, qiuando si parla di calcio, si pensa ai miliardi di euro utilizzati per le squadre ufficiali, agli sponsor, ai calciatori strapagati, alla trasformazione di uno sport in puro business e alla conseguente mercificazione di una cultura sportiva che da oltre un secolo riveste un ruolo non secondario nella nostra società, esiste ancora un modo di intendere il calcio che rimane ancorato alle sue origini, il calcio popolare giocato per strada, nei quartieri, nei campetti di zona e nei tornei cittadini.

Giocare a calcio per superare le barriere etniche o linguistiche, giocare e tifare assieme per creare aggregazione e socialità in una società che ci isola e dà sempre meno spazio a iniziative non basate sul lucro, giocare a calcio per valorizzare le differenze senza creare diseguaglianze e dare un calcio allo stigma che vivono coloro che sono considerati cittadini di serie B.

Per questo la vittoria di oggi la dedichiamo a tutti coloro che pur avendo giocato contro di noi rimangono dei fratelli, delle sorelle e dei compagni e delle compagne di lotta che assieme a noi si impegnano quotidianamente per costruire un mondo migliore.

La vittoria di oggi per noi è stata molto importante ma la vittoria per i nostri diritti è una partita in cui giochiamo tutti assieme e dove ognuno di noi riveste un ruolo fondamentale. Per questo vi invitiamo alla No Border Cup il 12 luglio nel campo in via Aldini, per giocare a calcio ma allo stesso tempo continuare a portare avanti la partita per le nostre vite, i nostri diritti e la nostra dignità!

Approfondimenti:

Interviste agli atleti

La nascita del team

Pubblicato da Silvia, il 25 giugno 2016 alle 21:32