Ciclista investito a Milano, centinaia di persone in presidio per una città ecosostenibile!


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All’inizio del presidio è stata appesa una “ghost bike” in ricordo del terribile incidente

Ciclista investito a Milano, centinaia di persone in presidio chiedono che Milano diventi una città ecosostenibile! Ieri, lunedì 10 luglio 2017, circa 300 persone si sono date appuntamento alle ore 19 in piazza Resistenza Partigiana per protestare contro l’ennesimo incidente mortale avvenuto lo scorso venerdì ai danni di un ciclista investito da un camion nell’area dei cantieri della M4. I cittadini e le cittadine hanno sfidato il maltempo e la forte afa con la propria bicicletta sapendo bene cosa chiedere al Comune: l’aumento delle piste ciclabili e la manutenzione delle già esistenti, l’introduzione della Zona 30 Km/h e dei dossi stradali in prossimità delle zone più pericolose della città.

Giuseppe Sala, sindaco di Milano, e la sua giunta hanno spesso affermato di voler trasformare la metropoli lombarda in una capitale dell’innovazione europea. Le azioni che però sono state adottate per far sì che la città possa essere, in primis, a misura dei cittadini sono carenti o addirittura vanno nel senso opposto, come ad esempio l’abolizione delle tratte notturne di alcuni autobus che collegavano le periferie con il centro della città oppure il divieto di portare la bicicletta sui mezzi pubblici di superficie e dalle 7 alle 18 in metropolitana.

Con il passaggio dal capitalismo post-fordista a quello bio-cognitivo favorito dalla digitalizzazione e dallo sviluppo della sharing economy a Milano, prima che in altre città, si è sviluppata la professione dei “riders”, corrieri atipici i quali hanno come “datore di lavoro” un app che li indirizza in tutte le fasi logistiche dal ritiro nei ristoranti alla consegna al cliente. Questi, muniti della loro bicicletta, che potremmo paragonare alla “forza lavoro” del lavoratore, sfrecciano per le strade della città sempre attenti a non consegnare in ritardo ma soprattutto a non rompere la bici o farsi male. Infatti queste aziende di distribuzione di pasti differiscono sia per le modalità di pagamento sia per le modalità di assunzione o di divisione dei turni di lavoro ma l’unica caratteristica che hanno in comune tra loro è l’assenza di tutele per i lavoratori. Se la bicicletta si rompe non lavori e non sei rimborsato, lo stesso vale per la malattia e peggio ancora con gli incidenti, l’azienda non paga né le cure mediche né un indennizzo per i giorni di lavoro persi.

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Migliaia di lavoratori, giovani e meno giovani, studenti e il resto della cittadinanza, per una sensibilità verso l’ambiente o semplicemente per risparmiare, percorrono in bicicletta le strade di Milano affrontando le più disparate avversità. Gli ostacoli più grandi sono i sopracitati cantieri che costituiscono un evidente imbuto per la viabilità, le macchine e furgoni costantemente parcheggiati in “doppia fila”, il pavé spesso sconnesso e i motorini che sfrecciano come proiettili da tutti i lati. Per questo siamo convinti che la mobilità sostenibile non debba essere uno spot elettorale ma una pratica che deve andare a cambiare le abitudini delle persone, per far sì che drammatici eventi come quello di Venerdì scorso non si ripetano più. Affinché questo avvenga servono risorse da destinare alla costruzione di nuove piste ciclabili e allo sviluppo del trasporto pubblico, soprattutto nelle periferie e nell’hinterland, ma anche delle forti misure che disincentivino o vietino l’accesso ai mezzi inquinanti in determinate zone della città con l’obbiettivo finale di pedonalizzare gran parte del centro storico che ad oggi vede una sola via pedonale, corso Vittorio Emanuele, su tutto il suolo cittadino.

Date queste circostanze a noi più vicine e ben conoscendo le catastrofi ambientali che il capitalismo ha creato nell’ultimo secolo, l’ILVA di Taranto per fare un esempio in Italia, non possiamo più scindere le lotte sociali dalle lotte per una maggiore sostenibilità ambientale come spiega Salvo Torre in un articolo uscito il 10 luglio 2017 su Effimera.org dal titolo “per una nuova teoria socio-ecologica del valore”

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Piccoli momenti di tensione quando i motociclisti tentano di attraversare il corteo

“Se il capitale procede riducendo le possibilità di riproduzione e costruisce un margine sempre più ampio, una linea di esclusione dalla ricchezza che si allarga a dismisura, significa che l’intero sistema-mondo sta affrontando un mutamento di enorme portata. Andiamo quantomeno verso una forma di organizzazione capitalistica differente, verso un sistema che mantiene tutte le forme più aspre del dominio capitalistico[..] Il limite ecologico ha assunto un ruolo nuovo, più immediato e più profondo, coinvolge la questione della creazione della forza lavoro capitalistica e definisce chiaramente l’orizzonte prossimo dell’intero sistema.

Il punto di unione della riflessione può essere dato dal fatto che solo la capacità di condurre il conflitto politico sul limite possiede il potenziale di riscrivere integralmente lo schema di funzionamento della nostra società. Poiché l’alternativa al capitalismo è un sistema che non estragga valore dalla biosfera, le modalità per costruirlo sono l’opposizione ai modelli di sfruttamento attuali. Ciò a cui stiamo partecipando è proprio questa revisione generale del pensiero di opposizione e i conflitti ambientali stanno portando a galla l’insieme delle contraddizioni della relazione tra sistema capitalistico e biosfera.

In questo quadro anche l’idea della re-invenzione radicale del lavoro, sostenuta da Gorz, si rivela essenziale per l’uscita dal sistema. Allo stesso modo la riflessione sui saperi riproduttivi non può prescindere da una seria riformulazione delle possibilità del general intellect, dal fatto evidente che tali saperi possono essere uno dei luoghi di conflitto e di espressione della nuova società. La radicalizzazione del problema, la crisi socio-ecologica globale, facilita la costruzione di un campo comune: poiché difendere il vivente è una questione connaturata alla costruzione di una società futura, l’alternativa al capitalismo può essere costruita solo al di fuori della produzione di valore attraverso la spoliazione e solo nell’identificazione dei saperi riproduttivi come alternativa sociale concreta.”

http://effimera.org/nuova-teoria-socio-ecologica-del-valore-salvo-torre/

Vi proponiamo il video di lancio del corteo a cura di LUMeteca, tavolo multimediale di LUMe Laboratorio Universitario Metropolitano
https://www.facebook.com/LUMe.occupato/videos/vb.764104603702632/1399807780132308/?type=2&theater&notif_t=like&notif_id=1499691492397683

Articolo e fotografie a cura di Andrea Premarini

Pubblicato da Andrea LUMe, il 11 luglio 2017 alle 11:47