Città Studi – Cambi di prospettiva


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E’ dell’11 Giugno un’intervista di Gianni Barbacetto al Rettore Vago, che spiega e difende la scelta di imporre il numero chiuso alle facoltà umanistiche della Statale.

In chiusura, Barbacetto chiede al Rettore un commento sull’ipotesi, avanzata da alcuni, che l’introduzione del numero chiuso sia in correlazione con la sua decisione di spostare le facoltà scientifiche sull’area Expo.

E qui Vago dice un paio di cose interessanti:

  • la prima è che hanno fatto i conti (ci piacerebbe vederli ma non ci è dato sapere) e la ristrutturazione costerebbe poco meno di una nuova edificazione, e sarebbe tutta a carico dell’Università;
  • la seconda è sui finanziamenti: il trasferimento ha un “sostegno economico importante – 130 milioni – da parte di Regione Lombardia e governo”, che altrimenti non ci sarebbe.

“Abbiamo fatto i conti e visto che la ristrutturazione sarebbe costosissima, poco meno di una nuova edificazione, ovviamente tutta a carico nostro e manterrebbe inalterati i problemi di strutture disperse nel territorio e che non sono più adatte per svolgere attività di ricerca avanzata. Ci siamo convinti che la costruzione di un nuovo Campus nell’area Expo sia la soluzione più efficiente, più razionale, in grado di consentirci enormi risparmi di spesa, ma soprattutto inserita in un contesto positivo per la presenza di attività di formazione, di ricerca, di applicazione industriale. E certo, anche perché questa soluzione ha un sostegno economico importante – 130 milioni – da parte di Regione Lombardia e governo. Altro che complotto!”

Vediamo perché ci hanno incuriosito le affermazioni del Rettore.

Vago sostiene che la ristrutturazione è di poco più economica di una nuova edificazione. Poco quanto? 5 milioni di euro? 10? 20 (tanti quanti quelli spesi per il nuovo palazzo di informatica)?

Stando a quanto dichiarato in un’altra intervista del Febbraio 2015, l’investimento diretto per l’Università per rimodernare Città Studi sarebbe circa di 200 milioni di euro, tutti a carico dell’Università.

“Per quanto riguarda i finanziamenti “l’investimento diretto per l’università – spiega il rettore – sarebbe il medesimo previsto per rimodernare Città studi, cioè  circa 200 milioni di euro” secondo le stime fatte in passato. Unimi girerebbe così direttamente sull’area i fondi destinati alla ristrutturazione  dell’attuale polo universitario che sarebbe dismesso.”

Facciamo i conti: ristrutturare costa 200 milioni, il Campus a Rho 380 milioni. Il risparmio netto a favore della ristrutturazione è di 180 milioni. Non esattamente poco meno. E la Statale non sarebbe costretta a vendere tutte le proprie aree per fare cassa e racimolare i 120 milioni da aggiungere ai 130 di indebitamento massimo, mettendoci quindi 250 milioni di tasca propria.

A questi si aggiungono i 130 milioni elargiti solo per il Campus a Rho. Milioni che il Rettore Vago, in un’altra intervista al Corriere del marzo 2017, aveva molta paura di perdere perché erano stati assegnati dall’Unione Europea (in persona!) al governo italiano per fare il nuovo Campus a Expo.

Lei sostiene che un piano B non esiste.
«È così. Anche per la sostenibilità economica: servono 380 milioni per un nuovo campus, se rinunciamo a questo progetto perdiamo il finanziamento assegnato dalla Ue al governo e saltano le entrate della valorizzazione dei nostri edifici a Città Studi. E l’ateneo può indebitarsi per 130 milioni, non oltre».

Il Rettore deve aver letto l’articolo di Marina Romanò sul nostro blog e su Arcipelago Milano http://www.arcipelagomilano.org/archives/46955, in cui si spiegava per benino come i 130 milioni provengano da risorse nazionali, perché a Barbacetto ora dichiara che i fondi sono di Governo e Regione Lombardia.

Quindi, aggiungiamo noi, perché tanta paura di perderli?

Basterebbe una modifica concordata al Patto per la Lombardia. In fondo, ristrutturare costa 180 milioni in meno – se il Governo e la Regione li investissero nel Campus a Città Studi, l’Università dovrebbe metterne solo 70 – invece dei 250 che deve spendere, indebitandosi e vendendo tutte le sue proprietà, per andare a Rho.

Non sarebbe anche più efficiente investire su un polo scientifico che c’è già e può contare sulle sinergie del vicino Politecnico e del CNR? E costerebbe anche meno.

da chenesaradicittastudi.wordpress.com

Cambi di prospettiva

Pubblicato da Matteo, il 15 giugno 2017 alle 16:36