Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo – LottoMarzo a Milano

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di Ambrosia

La giornata dell’8 Marzo è stata molto potente e ha messo in circolo grandi energie. A poco più di un mese da quella data, proponiamo una riflessione che prova a dar conto del percorso che ha portato all’8 marzo e dei punti forti della mobilitazione di Non Una di Meno, delle debolezze, delle caratteristiche peculiari della piazza di Milano e delle prospettive dei prossimi mesi.

L’8 marzo, o meglio, Lotto Marzo, è stata una grande giornata di lotta in tutta Italia, e non solo.

Per quella data si era deciso, come rete Non Una di Meno, di aderire allo sciopero internazionale contro ogni forma di violenza di genere.

Ma come si è arrivati alla grande mobilitazione che ha visto moltissime donne, e non solo, inondare le piazze di oltre 70 città, solo in Italia?

Il movimento Non Una di Meno nasce in Italia in occasione della grande manifestazione che si è svolta a Roma il 26 novembre 2016. In quella giornata oltre 200mila persone, donne, uomini e soggettività lgbtqi, sono sces* in piazza per rivendicare i propri diritti, per opporsi a leggi ingiuste o non adeguatamente applicate e protestare contro ogni forma di violenza machista, sia essa perpetrata nel mondo del lavoro, nell’educazione, nei tribunali, sui giornali, negli ospedali, alle frontiere ed in ogni altro ambito, sottolineando come la violenza di genere costituisca un problema strutturale della società.

Fin dalla sua nascita, la rete Non Una di Meno è riuscita a coinvolgere e far convergere verso obiettivi comuni realtà estremamente differenti tra cui collettivi, associazioni, centri antiviolenza, femministe di diverse generazioni, che hanno deciso di scendere in piazza per protestare contro lo stato delle cose, portando avanti una lotta intersezionale capace di tenere conto di tutte le differenze presenti, valorizzandole.

Il giorno successivo, il 27 novembre, ci si è riunite suddividendosi in 8 tavoli tematici che potessero approfondire differenti tematiche ed analizzare con sguardo critico le svariate forme in cui la violenza si concretizza ogni giorno. In particolare, gli 8 tavoli tematici creati riguardavano i percorsi di fuoriuscita dalla violenza, l’ambito legislativo e giuridico, lavoro e welfare, diritto alla salute sessuale e riproduttiva, educazione e formazione, femminismi e migrazioni, narrazione della violenza ed, infine, sessismo nei movimenti.

Ci si è mess* al lavoro con l’idea di scrivere dal basso un Piano nazionale femminista contro la violenza, che tenga conto di tutte le criticità emerse sia durante quell’assemblea nazionale che in quelle successive.

É stato in occasione di quel primo incontro a livello nazionale che si è deciso, senza alcun dubbio, di aderire allo sciopero delle donne lanciato qualche tempo prima dalle compagne argentine. Dall’Argentina, infatti, paese drammaticamente segnato da un altissimo numero di femminicidi, si è diffusa a macchia d’olio quella che era stata lanciata come una grande giornata di mobilitazione, con l’idea di riportare l’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, al suo significato originale di lotta politica e rivendicazione di diritti, e non solamente una festa ormai svuotata di ogni significato.

Lo slogan che ha caratterizzato la mobilitazione era: “Se le nostre vite non valgono, allora noi scioperiamo”.

Non Una di Meno in Italia ha dunque deciso di aderire con forza a questa mobilitazione, assieme a molti altri paesi di tutto il mondo. Si è manifestato, infatti, in oltre 55 paesi dalla Polonia agli Stati Uniti, passando per gran parte dell’America Latina, la Turchia e così via, ed è stato senza dubbio questo carattere internazionale a conferire particolare potenza al movimento, al punto che si parla di una nuova “ondata femminista”.

In Italia, con un appello alla mobilitazione e all’astensione dal lavoro, si è sces* in piazza portando gli “8 punti per l’8 marzo”, ovvero 8 specifiche rivendicazioni che, riconducendosi ai tavoli di lavoro della rete, affrontavano la violenza di genere nelle sue diverse forme. Tra le varie rivendicazioni, solo per citarne alcune, vi erano quella portata avanti nell’ambito della salute sessuale: “Sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi”. Si reclama, tra le altre cose, l’abolizione dell’obiezione di coscienza in tema di aborto. Il punto riguardante femminismi e migrazioni, invece, rivendicava con forza la libertà di movimento e di residenza per tutt*, contro ogni frontiera e confine. Ci si batte, inoltre, per un reddito di autodeterminazione per tutt*, reale strumento di libertà e di autonomia e per la necessità di un nuovo welfare includente, aperto e garantito.

Possiamo senza dubbio affermare che in tutta Italia lo sciopero, nonostante l’esigua copertura mediatica e lo scarso appoggio ricevuto da parte dei sindacati confederali, sia stato un successo a tutti gli effetti.

É stato un successo perchè è riuscito a coinvolgere, in una maniera per niente scontata ed in pochissimo tempo, moltissime persone che hanno creduto in questo strumento di lotta.

É stato un successo perchè per la prima volta dopo parecchi anni, un movimento femminista è sceso in piazza con energia, passione e obiettivi comuni, portando tutte le sue differenze e, per questo, la sua ricchezza.

È stato un successo perchè è riuscito a intercettare realtà anche molto piccole e a coinvolgere giovani donne che non avevano mai scioperato prima, che si sono sentite chiamate in causa e desiderose di prendere parola su un tema che, ogni giorno, in maniera diversa, colpisce ognuna di noi. Lo testimoniano le centinaia di mail giunte a Non Una di Meno per sapere come, effettivamente, poter godere del proprio diritto di sciopero.

Molte erano le sfide che si prospettavano. Innanzitutto è stata la prima volta che in Italia veniva indetto uno sciopero in questa data simbolica ed è stata la prima volta che nel mondo veniva proclamato uno sciopero globale delle donne. Un aspetto critico è stato rappresentato dalla difficoltà di scioperare nel senso classico del termine per gran parte delle lavoratrici, a causa della precarietà e dell’inesistenza di contratti che garantiscono il diritto di sciopero a tutte coloro che svolgono un lavoro autonomo, precario, gratuito o in nero.

La sfida si è concretizzata nel trovare forme alternative e creative di sciopero, dall’astensione al consumo e all’utilizzo di elettrodomestici in casa, al sostegno simbolico grazie ad un comune “dress code” nero e fuxia, passando per lo sciopero dalle mail e dal lavoro di cura, laddove possibile.

Le difficoltà sono nate, inoltre, dalla scarsa e screditante copertura mediatica e dalle più svariate opinioni rispetto allo sciopero. Basti pensare che a Milano l’assessore all’urbanistica Pierfrancesco Maran ha criticato la scelta dello sciopero definendola paternalisticamente  come “irresponsabile” e basata su “una piattaforma risibile”.

Nonostante ciò, LottoMarzo, la marea si è fatta oceano e ha invaso le strade e le piazze di tutto il mondo, e anche a Milano è stato un successo!

Alla giornata milanese dell’8 marzo hanno aderito centri sociali, sindacati, collettivi femministi e queer, associazioni, centri antiviolenza, oltre a molte altre realtà attive sul territorio. Le iniziative che hanno preso vita durante la giornata sono state due grandi manifestazioni e varie azioni e presidi sparsi in tutta la città, che hanno coinvolto decine di migliaia di persone.

Ci siamo trovate davanti al Fatebenefratelli, ospedale con un tasso di obiettori così alto da rendere inapplicabile di fatto la legge 194/78; davanti alla Caserma Montello, CAS per richiedenti asilo, in solidarietà con tutte le persone ospitate; in piazza per “Su le Gonne”, un gesto che ha rappresentato la riappropriazione e l’alleanza radicale tra corpi, che hanno invaso con forza lo spazio pubblico. Questi sono solo esempi delle moltissime azioni che hanno avuto luogo a Milano durante quella favolosa giornata, e che ci hanno viste scendere in piazza desiderose di portare le nostre voci e i nostri corpi carichi di gioia e di rabbia.

Siamo consapevoli che c’è ancora parecchio lavoro da fare, ma la giornata dell’8 mazo costituisce sicuramente uno spartiacque che ci ha reso ancora più consapevoli della forza che abbiamo tutte insieme.

A livello milanese, come rete Non Una di Meno – Milano, ci riuniamo da fine novembre in assemblee pubbliche e divise in tavoli tematici, per portare avanti le riflessioni nate a livello nazionale. Durante le settimane successive all’8 marzo, poi, non ci siamo fermate. Sono proseguiti i momenti di incontro e di riflessione politica, ma anche le azioni concrete sviluppate sul territorio.

Ci siamo incontrate, ad esempio, per protestare contro le assurde sentenze pronunciate dai tribunali nei confronti delle donne che hanno subito violenza sessuale, per portare solidarietà alle famiglie delle 41 ragazze morte in un rogo in una comunità per minori in Guatemala, e in solidarietà ai 26 lavoratori e lavoratrici dell’Electrolux di Solaro che, per aver preso parte allo sciopero dell’8 marzo, si son vist* recapitare lettere di richiamo dal datore di lavoro.

Non Una Di Meno nasce dal basso e accoglie chiunque si senta femminista, antirazzista, antisessista e antifascista. Per questo vi aspettiamo tutte a Roma, per la prossima assemblea nazionale, il 22 e 23 aprile, dove proseguirà la discussione verso un piano femminista contro la violenza sulle donne costruito dal basso.

A livello milanese, invece, ci vedremo tutt* in piazza il 25 aprile perchè non esiste lotta antifascista che non sia anche antisessista e perchè la Liberazione è femminista, o non lo è.

Non Una di Meno https://nonunadimeno.wordpress.com/   Fb NON UNA DI MENO

Non Una di Meno – Milano https://nonunadimenomilanoblog.wordpress.com/  Fb Non Una Di Meno – Milano

 

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